L’esposizione nasce dall’incontro di due percorsi artistici distinti ma accomunati dall’interesse per la rappresentazione del tempo. Nelle opere di Balocchi il marmo trattiene il movimento dei panneggi, fissando nella pietra un gesto destinato a durare. Taponecco concentra invece la propria ricerca sulle trasformazioni della natura, raffigurando foglie, petali e forme organiche nel momento della loro evoluzione. In entrambe le poetiche il soggetto non è tanto l’oggetto quanto il processo di trasformazione, affidato a un materiale tradizionalmente associato alla permanenza.
